Techno Electro Producer                     
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Adrenalina, eccitazione, carica, impazienza, emozione, gioia, allegria, vivacità, fermento, esaltazione, desiderio…Se penso a come dovrebbe essere lo stato d’animo prima di un concerto o di un’audizione (sia professionale che non), questi sono i primi aggettivi che mi vengono in mente.

E a voi?

Spesso mi sono soffermato a riflettere su quali emozioni mi avessero (attraversino/attraversano) attraversato prima, durante e dopo i miei numerosi concerti (sia come solista che come componente di una band) e sia prima , durante e dopo un’audizione e vi assicuro che in questi ventiquattro anni me ne sono capitate davvero un bel po’.
Ma vorrei andare per ordine, affrontare le due situazioni separatamente in quanto il “come” affrontarle a mio parere è, nonostante alcuni punti comuni, profondamente diverso.

Il concerto

Partiamo da un concerto o un’esibizione: lunga o corta che sia, come già detto in questo articolo la prima e più importante cosa che dovremmo fare, a mio parere, è trovare la nostra concentrazione, rilassarci e focalizzarci nella misura maggiore di cui siamo capaci, su ciò che stiamo per affrontare, sia che dovremo esibirci nel locale del nostro quartiere, sia che ci troviamo di fronte a trenta mila persone.  

Nei giorni scorsi, mentre pensavo a come avrei scritto questo articolo, ho provato a fare un esperimento. Ho contattato una serie di musicisti tra i miei contatti su facebook, instagram, email, ecc…mandandogli un piccolo questionario con alcune semplici domande e chiedendo loro di compilarlo in maniera anonima. In una delle domande chiedevo: “Cosa provi appena prima di salire sul palco?”

Il riscontro è stato interessante.

Tornando a noi, se dovessi fare una sommatoria di tutte le altre risposte ricevute e poi dividerle in categorie, esse sarebbero:

  • quelli che pensano all’esibizione (alla buona riuscita, ai passaggi tecnici sui quali concentrarsi per timore di fare errori o che qualcosa vada storta, a trasmettere emozioni al pubblico ed a emozionarsi loro stessi);
  • quelli che pensano a tutt’altro (tra i quali mi ci metto anch’io – ovviamente il questionario l’ho rivolto anche a me stesso)

In entrambi i casi, a mio parere, ci si sta soffermando sulle cose sbagliate. Mi spiego meglio.
Partiamo dai primi: ad una prima analisi sembrerebbe la soluzione migliore. Significa che ci si sta focalizzando sull’esibizione, e quindi tutte le energie confluiranno in quella azione.

Vero, ma falso…

Vero, se ciò che visualizziamo siamo noi sul palco, con noi stessi o con la nostra band, al meglio delle nostre possibilità di espressione, carichi, energici, empatici e completamente “dentro” lo spettacolo. In questo caso, saremo sia consciamente che inconsciamente, esattamente dove vorremmo essere, nel nostro “qui ed ora” e potremo esprimerci nella maniera più sincera possibile.

Il “problema” (sempre a mio parere, non smetterò mai di ripeterlo) nasce invece quando il “focalizzarsi sull’esibizione” significa soffermarsi su tutto ciò che potrebbe andare storto: dalla bacchetta che potrebbe spezzarsi, dal cavo che potrebbe smettere di funzionare, alla corda della chitarra che potrebbe spezzarsi, alla base musicale (sequenza) che potrebbe non partire e a tutti gli infiniti e inimmaginabili problemi tecnici che potrebbero verificarsi, anche non dipendenti dalla nostra diretta volontà e quindi per noi incontrollabili (ricordate che la legge di Murphy è sempre in agguato).

Per non parlare poi di tutte le paure, le ansie e le insicurezze che normalmente non ci toccano minimamente ma che, proprio in quel momento, affiorano con tutto il loro pachidermico peso.
“Canterò bene?”, “suonerò bene?”, “mi ricorderò tutte le parole?”, “speriamo che il batterista non sbagli quel tempo o sbaglierò anch’io…”, “speriamo che il chitarrista non sbagli quell’accordo o non riuscirò a cantare…”, ecc…ecc…
Un disastro.

Il concerto

Lo stesso pensiero di “emozionarsi ed emozionare il pubblico” che ad una prima analisi sembrerebbe il più sano ed empatico, potrebbe avere dei risvolti inaspettati.

Mettiamo di essere capitati in un locale di country music e noi siamo “l’opening” al gruppo resident. È venerdì sera, il locale è pieno e il pubblico è tutto in piedi sotto il palco. Sembrerebbe la situazione perfetta per un concerto grandioso. Peccato che il novanta per cento di quel pubblico è lì nella sola scalpitante attesa di infuocare i propri stivali pitonati e far volare in aria i cappelli da cowboy.
Noi, comunque, siamo pronti, carichi ed entusiasti di salire sul palco. Non ho specificato volutamente quale sia il nostro genere musicale (ma non è il country, mi pare ovvio), e che tipo di spettacolo facciamo, perché non ha importanza. Noi potremmo anche essere i MUSE o i Radiohead o chi vi pare, ma non siamo ciò che quel pubblico vuole, ciò che si aspetta e ciò da cui è disposto a lasciarsi emozionare. No way.

Ora, quante possibilità avremo secondo voi di “emozionarci e di far emozionare” una volta saliti su quel palco, di fronte a quel pubblico? Direi poche…

Ecco allora che per quanto sana ed empatica, questa nostra aspettativa, per quanto benevolo questo desiderio di emozione sia, in questo caso, verremmo quasi immediatamente disattesi e ciò si rivelerebbe per noi (e per la nostra esibizione), alquanto controproducente.

Questa è una situazione sicuramente al limite ma vi assicuro che capita. A me situazioni analoghe sono capitate più di una volta. A voi non è mai capitata una situazione simile?

Ricordate: “qui ed ora”. Essere completamente “dentro” lo spettacolo, senza forzature né preconcetti. Affrontare le esibizioni con le giuste aspettative, né troppo presuntuose, né troppo modeste.

Passiamo ai secondi, ovvero “quelli che pensano a tutt’altro” (fra i quali, come detto, mi ci metto anch’io).
Il nostro (o peggio l’altrui) feed di Instagram, di Facebook o di Twitter, il messaggio su Telegram o su Whatsapp della tipa (o del tipo) che ci fa ribollire, il gruppo del calcetto o la morosa che ci chiede attenzioni in questo momento non sono la nostra priorità, ripeto: NON sono la nostra priorità! Non sono neppure lontanamente nella graduatoria delle cose a cui dovremmo prestare attenzione. Nel mio precedente articolo che potete trovare qui, ho già affrontato il tema e potete trovare alcuni consigli e metodi per focalizzarci ed entrare nel mood giusto per affrontare una performance.

Le audizioni

Alcuni anni fa, quando ero ancora un piccolo batterista senza arte né parte, parlando con il mio mentore, gli chiesi: “Massimo, come faccio a non farmela sotto quando faccio un’audizione con una nuova band o un artista? Come faccio a sembrare sicuro di me e preparato? Insomma, come faccio a farmi scegliere?”
La sua risposta fu piuttosto secca: “Studia!”
Quindi ragazzi, studiate e ci vediamo al prossimo articolo…

Scherzo!…Chiacchierandoci per approfondire l’argomento, mi raccontava di come fino a qualche anno prima lui fosse letteralmente terrorizzato dalle audizioni, tanto che spesso rinunciava addirittura ad andarci (e ragazzi, vi assicuro che parliamo di un Professionista, uno davvero forte, con una tecnica e un gusto come pochi in Italia). Negli anni, mi raccontava, che aveva imparato piano piano a “fregarsene” e che anzi, aveva iniziato a provare piacere nel “mettersi in mostra” verso chiunque fosse dall’altra parte per “giudicarlo”. Ogni prova, ogni audizione per lui era diventata una sfida con sé stesso e l’arma migliore e più affilata in suo possesso era LO STUDIO.

Lo studio è la nostra migliore arma.

Lo studio ci da consapevolezza delle nostre capacità e dei nostri limiti, ci aiuta a sapere sempre fino dove possiamo spingerci e contemporaneamente ci aiuta a spingerci oltre!

Possiamo considerare un’audizione come un concerto e viceversa. È probabile che ci ritroveremo a dover affrontare le medesime sensazioni che proviamo prima di un concerto, anche prima di un’audizione, anche se di fatto parliamo di situazioni e dinamiche molto diverse.

Dovremmo quindi cercare di affrontarle allo stesso modo.

Personalmente faccio più fatica a “digerire” il pubblico di una audizione (anche se fosse composto  semplicemente da altri due musicisti come me) piuttosto che uno stadio con trenta mila persone che mi guardano.
In entrambi i casi ho dalla mia parte le ore trascorse in sala prove, la pratica e lo studio di ciò che sto per eseguire. Solo la consapevolezza di quello che ho affrontato prima dell’audizione, della forza, della tenacia, della dedizione e dell’impegno che mi hanno tenuto occupato prima, possono trasmettermi la sicurezza di affrontare questa prova adesso.

Ma vogliamo parlare di cosa fare nell’atto pratico!? Ok, mi sembra opportuno. Vediamo alcuni punti che secondo me ci vengono in aiuto quando siamo lì e ci stiamo per esibire per la nostra audizione.

  1. Non guardiamoci troppo intorno alla ricerca di persone o sguardi di conforto o approvazione. È come quando sei al 75° piano di un grattacielo e guardi giù. Pessima idea;
  2. Chiediamo alla nostra mente gentilmente e costantemente di rimanere là con noi, perfettamente focalizzata su quanto stiamo per fare o su quanto stiamo già facendo! Distrarsi appena prima di iniziare può essere dannoso ma distrarsi mentre stiamo suonando, può trasformarsi in pochi secondi in una valanga che viene giù dall’Everest;
  3. Non preoccupiamoci dei cambiamenti improvvisi di programma e delle improvvisazioni. L’audizione prevedeva di eseguire A, B e C (ed è infatti ciò per cui ci eravamo preparati) ma una volta partiti vi chiedono di eseguire D. Niente panico, probabilmente è qualcosa che già conosciamo (qualcosa che abbiamo in repertorio, come dire…), probabilmente ci forniranno uno spartito oppure ci chiederanno di improvvisare. Facciamo semplicemente presente che “D” non era previsto poi facciamo un sorriso e partiamo;
  4. Sorrisi e coinvolgimento. Diciamo a chi ci giudicherà, che sia la giuria di un concorso piuttosto che altri musicisti coi quali dovremo condividere la scena, che siamo a nostro agio e che ci stiamo divertendo ed emozionando e per farlo usiamo la cosa più empatica e contagiosa che l’essere umano possiede: il sorriso;
  5. Abituiamoci a gestire lo stress. Intendiamoci non sto paragonando il dovere affrontare un’audizione o un concerto all’ affrontare il traffico di una grande città nell’ora di punta, ad esempio, anche se talvolta potrebbe capitarci di doverlo fare, ve lo dice uno che si è trovato più volte a dover andare da Tuscolano a Trastevere il sabato sera per fare un concerto. DELIRIO! Ad ogni modo, alcuni di noi potrebbero viversi il momento “concerto” o “audizione” con una certa dose di stress causato da mille fattori, come già ampiamente detto: paure, insicurezze, desideri, aspettative, pressioni esterne e interne, ecc…

La consapevolezza, il focus, l’essere presenti, la meditazione, sono tutte armi che, se applicate con costanza, ci aiutano a gestire qualsiasi cosa possa infliggerci stress.

Spero anche questa volta di avervi fornito qualche spunto di riflessione o semplicemente di aver stimolato la vostra curiosità.
Ci vediamo al prossimo articolo!


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