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Come sconfiggere l’accumulo di strumenti musicali e plug-in che non usiamo più (o forse non useremo mai)

e alcuni consigli su come venderli on-line

Nell’articolo precedente vi ho parlato della mia esperienza (maturata dopo anni di errori) riguardo l’applicazione dei princìpi del minimalismo con i propri strumenti musicali. Se ve lo siete perso, lo trovate qui.

In questo articolo invece, vorrei approfondire l’argomento e vedere come fare nella pratica a disfarsi dei propri strumenti musicali.  Mi rendo conto che possa essere una brutta parola accostata ai NOSTRI strumenti musicali, quindi utilizzerò un espressione più soft: decluttering.
Come già detto, a volte ci capita di accumulare strumenti musicali (dove di qui in poi per strumento musicale intenderò non solo tamburi, piatti, percussioni, chitarre bassi, tastiere, synth, ma anche amplificazioni, effetti, accessori, plug-in, centraline di controllo, controller midi, supporti, rack, ecc…ecc…) più o meno costosi e più o meno utili ai nostri immediati scopi compositivi o di Live, spinti dal pensiero che: -Mi serve perché vorrei avere il suono di… o vorrei suonare come… o ancora perché “suona così bene che non posso non averlo”… giungendo poi all’inevitabile conclusione che “lo devo avere perché sicuramente mi farà diventare il musicista che sogno di essere!”-.

Non ci siamo…non ci siamo per niente…

Naturalmente non sto dicendo che facciamo questi discorsi consciamente, anzi, qui a parlare è assolutamente e indiscutibilmente il nostro subconscio. E il subconscio, come si diceva in un non più recentissimo film con Penélope Cruz “è molto potente…”.

Ora, qualcuno di voi potrebbe controbattere che “Acquistare uno strumento musicale oggi è un investimento per domani”. Intendendo che oggi lo compro a 1000 e tra dieci anni (o venti più realisticamente) lo rivenderò a 3000 o anche più.

Bene, posso essere d’accordo con voi, volendo, ma solo se:

  1. lo strumento in questione tra dieci o vent’anni sarà in perfette condizioni, perfettamente funzionante e con tutte le sue componenti originali al loro posto, altrimenti la cifra a cui potreste ambire, potrebbe non essere quella a cui puntate oggi;
  2. tra dieci o vent’anni dovreste essere tra i pochi a possederlo nelle condizioni del punto 1, perché il mercato risponde sempre (e lo farà anche tra vent’anni) alle leggi della domanda\offerta, il ché ci porta al punto successivo;
  3. tra dieci o vent’anni quello specifico strumento dovrà essere tornato prepotentemente di moda e dovrà inoltre essere talmente introvabile che voi fortunati che ancora ne avrete uno, potrete deciderne il mercato (ossia il prezzo);

Secondo voi ha senso?

La risposta a mio parere è se il vostro intento oggi è quello di fare esclusivamente un investimento, così come potreste farlo su qualsiasi altro oggetto al mondo. Su un auto ad esempio o su una casa, su dei fumetti o dei giocattoli e così via…
Ma questo allora vi rende dei semplici collezionisti/investitori e non dei musicisti.

La risposta invece è No (sempre a mio parere è ovvio) se su quello strumento vorrete suonarci sia in sala prove che dal vivo, trasportarlo live, graffiarlo, sporcarlo, insomma usandolo e quindi usurandolo.
Soprattutto non ha senso, secondo me, perché oggi non potete assolutamente sapere se e cosa tornerà di moda tra dieci, vent’anni o anche più…
Più di una volta in questi anni mi è capitato di vendere strumenti musicali e vi posso assicurare che mai mi è capitato di poterli rivedere ad un prezzo superiore a quello a cui li avevo acquistati in origine.

È capitato, è vero, recentemente, per alcuni strumenti degli anni ’70\’80 che fossero impiegati in produzioni musicali talmente mainstream da spingerli a tornare nuovamente di moda (e lo sono ancora). Io stesso, sull’onda di questo ritorno al vintage, sul mio ultimo disco del 2018 (che potete ascoltare qui mentre leggete questo articolo) ne ho utilizzati alcuni, con grande piacere e soddisfazione, ma ciò non significa che per farlo io li abbia acquistati!

Non c’è dubbio che sarebbe stato bellissimo averlo potuto fare e poter dire oggi di possedere alcuni degli strumenti musicali che hanno fatto la storia della musica ma, la spesa di sicuro (sempre nel mio caso, è ovvio) non sarebbe valsa l’impresa, oltre al fatto che difficilmente avrei potuto sostenere un tale esborso economico.
Cosa ho fatto quindi!?

Semplice: sono andato da chi li possedeva praticamente tutti ed ho pagato per poterli registrare sul mio disco. That’s it!

In pratica…

Bene. Regola numero uno quindi: cerchiamo di non accumulare, negli anni, strumenti che ci accorgiamo di utilizzare raramente (o peggio mai). Se abbiamo acquistato uno strumento ma per un motivo o per un altro non lo usiamo\non ci piace\non fa per noi\non è come ce lo aspettavamo\ecc…, diamolo via.
Regola numero due: cerchiamo di sviluppare la capacità di fare periodicamente un decluttering di quello che accumuliamo.

Attenzione: non voglio dire che dobbiamo liberarci di tutto ciò che possediamo e che magari ci siamo anche sudati duramente durante gli anni. Può essere che possediamo una chitarra, ad esempio, che non usiamo più ma che è la prima chitarra che ci è stata regata da bambini e quindi ci siamo particolarmente affezionati oppure quel basso che non tiriamo più fuori dalla custodia ma che ci ricorda il nostro primo concerto dentro uno stadio, insomma, cose così. Quindi che sia chiaro: non voglio dire che dovreste liberarvi di un pezzo di cuore ma solo che dovreste alleggerire il vostro bagaglio.

Tornando a noi, i motivi del non utilizzo potrebbero essere numerosi. Ve ne elenco alcuni tra quelli che mi vengono in mente sia per esperienza diretta che indiretta e che sicuramente sono segno del fatto che alla fine dei conti quello strumento musicale non ci serve.

  • strumenti del tipo “suono come lui” acquistati solo perché utilizzati da un musicista cui aspiriamo a diventare, nella inconscia speranza di fare un salto tecnico\stilistico grazie ad essi (cosa che chiaramente non funziona). Se pensate ancora che sia lo strumento musicale a fare il musicista, forse dovreste leggere questo articolo;
  • strumenti signature. Salvo pochi casi, sono strumenti perfetti per il musicista che l’ha customizzato e firmato, con la casa madre e perfetti se si suona in una cover band\tribute band del musicista in questione, ma spesso imperfetti per chi è alla ricerca del proprio timbro sonoro; oltre al fatto, per nulla trascurabile, che solitamente costano un tot in più del loro effettivo valore di mercato solo perché marchiati col nome del musicista “signaturista”, in base alla fama\popolarità di quest’ultimo. Se non è proprio necessario, statene alla larga;
  • strumenti che non si è mai imparato ad usare e\o dei quali non si conosce a fondo il suono\la timbrica\le sfumature. Faccio un esempio su tutti, anzi due: un synth del quale non si conoscono a menadito almeno il 90% dei banchi sonori più tutte le patch; una chitarra elettrica dalla quale non si riesce a tirare fuori almeno il 90% del suo potenziale sonoro (mi è capitato di vedere gente far suonare delle chitarre pseudo-anonime con una tale esperienza, da tirarci fuori dei suoni che –ciaone!-). Mi sento di poter affermare che se uno strumento dopo un po’ che lo possedete, non vi invoglia a conoscerlo girandolo come un calzino, forse è meglio che quello strumento vada altrove.
  • strumenti doppi. Qui noi batteristi siamo dei granmaestrisupersayandidecimogrado. Io ero di undicesimo. Quale sconosciuto senso ha acquistare due strumenti praticamente uguali nel suono, nella timbrica o nelle caratteristiche principali ma di poco differenti per alcune piccole sfumature!? Come dicevo, noi batteristi in questo siamo insuperabili. Specialmente coi piatti. Santissimi piatti!!! Tutti fatti a mano, tutti della stessa marca\dimensione\serie e tutti dannatamente diversi!!!! C’è stato un periodo in cui ero in scimmia con gli splash (in questo articolo puoi leggere un piccolo aneddoto a proposito), ne compravo uno dopo l’altro accumulandoli nel mio drum set. La questione è che ne avevo almeno una dozzina ma di fatto utilizzavo sempre gli stessi due. I miei due preferiti, che avevano la timbrica giusta per me, per il mio stile musicale, per il genere che facevo, per il mio modo di suonare. Erano lì a mia disposizione e li suonavo tutti i giorni eppure continuavo ad acquistarne di nuovi.

Il decluttering

Proviamo a fermarci un attimo a riflettere. Facciamo una lista (meglio se scritta e non mentale) degli strumenti che possediamo, tutti, dal primo all’ultimo, uno sotto all’altro. A questo punto scorriamoli uno per uno e segniamo un pallino accanto a quelli che utilizziamo ogni giorno (o comunque in ognuna delle nostre sessioni di lavoro\produzione\studio\live\ecc…). Adesso ricominciamo dall’inizio della lista e mettiamo un asterisco accanto a quelli che sentiamo di conoscere meglio, quelli ovvero coi quali riusciamo ad essere più espressivi e che non hanno alcun segreto per noi. Ripartiamo nuovamente dall’inizio della lista e segniamo con un punto esclamativo quelli che pur non utilizzandoli ogni giorno, stiamo per esempio studiando o imparando a conoscere o che comunque utilizziamo di tanto in tanto;

Io ad esempio ho un basso elettrico ed una chitarra acustica; non li utilizzo ogni giorno per il mio lavoro ma mi capita di suonarli di tanto in tanto. È ovvio che non avrei alcun motivo per comprare un altro basso o un’altra chitarra. Possederne una per me è più che sufficiente.

Se siamo stati sinceri ed obbiettivi con noi stessi, dovremmo ritrovarci una lista con gli strumenti che dovremmo tenere, ovvero quelli con almeno un pallino, un asterisco o un punto esclamativo (o con tutti e tre) e con quelli di cui forse dovremmo disfarci (quelli senza alcun segno).

E’ ovvio e sottinteso che se dalla nostra lista di decluttering dovesse venire fuori che possiamo disfarci di una chitarra elettrica ad esempio, assieme ad essa includeremo anche la sua custodia e magari anche il suo supporto, facendo ulteriore spazio nel nostro studio di registrazione o sala prove ma soprattutto nella nostra testa.

I plug-in e i vst

Possiamo applicare gli stessi princìpi anche ai plug-in, ovviamente. Li tratto in un paragrafo a parte in quanto essendo immateriali, spesso non facciamo troppo caso a quali e quanti ne possediamo sui nostri hard disk e ci ritroviamo sommersi anche da quelli.
Diciamocelo sinceramente e senza troppi giri di parole. Tutti noi, chi più chi meno, almeno una volta ha tirato giù da internet un plug-in o un vst per “provarlo” diciamo così. Chi afferma il contrario mente, oppure è un bassista 😀 . Spesso questa possibilità di prendere senza dare dà ancora più immaterialità ad un qualcosa che è immateriale già di suo e di conseguenza non ce ne fa nemmeno ad apprezzare il vero valore, quindi accumuliamo. Chiaramente valgono gli stessi discorsi fatti in precedenza per gli strumenti fisici ed ognuno di noi è diverso ed affronta le cose diversamente da ogni altro, ma, per fare un discorso abbastanza generico che possa valere per la maggioranza di noi musicisti, diciamo che è abbastanza facile riempirsi l’hard-disk di vst, plug-in, effetti, banchi sonori e robe che apriamo una volta e che poi finiscono nel dimenticatoio o peggio ci distraggono dal nostro focus produttivo.

Può capitare ad esempio, avendo a disposizione enormi quantità di virtual Instruments (vst) che durante la composizione di un brano (ovviamente mi riferisco in questo caso a chi compone con il pc\mac) si perda tempo prezioso alla ricerca di un suono, passando da uno strumento (vst) ad un altro, finendo per rimanere sommersi, oserei dire quasi sopraffatti, dall’enormi possibilità sonore offerte, e facendo fatica a decidere quale suono usare e su cosa focalizzarsi.

Non vi capita mai?

Il mio consiglio, anche qui, è quello di fermarsi e riflettere su quale\i sia\siano lo\gli strumento\i virtuali più adatti a noi, basandoci in questo caso, oltre che al ventaglio sonoro che ci permettono di avere, anche sull’interfaccia, che sia per noi agevole e veloce da usare. Focalizziamoci su quelli che riteniamo più adatti a noi e disinstalliamo (anche solo momentaneamente) tutti gli altri.
Se siamo bravi, riusciremo ad ottenere il suono, l’effetto o la sfumatura che abbiamo in mente con ciò che abbiamo e il nostro workflow produttivo ne beneficerà in meglio.

Piccoli consigli su come vendere i propri strumenti on-line

Bene, abbiamo fatto la nostra lista, abbiamo spuntato e deciso di cosa possiamo fare a meno, dunque adesso possiamo dedicarci alla parte più difficile ovvero darli effettivamente via.
Non voglio scrivere qui una guida alla vendita on-line, non è il mio scopo ma vorrei comunque lasciarvi alcuni piccoli consigli e qualche link che forse potrebbe tornarvi utile (chiaramente qui nessuno mi paga per nominare questo o quell’altro sito, che sia chiaro…)

Primo: scattate delle buone foto dell’oggetto che state mettendo in vendita, dove si vedano bene i dettagli, qualora ci fossero graffi o ammaccature o cose del genere e dalle quali si capisca bene il grado di usura (almeno all’esterno) dell’oggetto;
Secondo: stabilite un prezzo di vendita che sia realistico e che non sia ne troppo basso ma nemmeno fuori mercato (non autosabotatevi). Fate prima una ricerca e capite quale è l’effettivo mercato dell’oggetto che state vendendo e conseguentemente stabilitene il prezzo in base al grado di usura o alla sua età;
Terzo: siate il più dettagliati possibile nella descrizione dell’oggetto in modo che chi è dall’altra parte e fosse interessato all’acquisto sappia esattamente cosa sta acquistando ed a quali condizioni;
Quarto: importantissimo, stabilite delle condizioni di vendita anti-frode. Non e ripeto NON accettate metodi di pagamento (che spesso sono di raggiro) che non siano sicuri al 100% per voi come al esempio le varie postepay, postepay evolution, moneygram, ecc, ecc…State alla larga più possibile da questi metodi di pagamento a meno che non conosciate personalmente il compratore e vi fidate di lui\lei..
Al momento gli unici tre metodi di pagamento che vi tutelano sono:

  • Paypal (ma ricordate di non spedire il materiale fino a quando non avete la conferma effettiva del denaro sul vostro conto bancario associato o sulla vostra carta associata);
  • Pagamento in contanti e consegna a mano (il metodo più sicuro, salvo che non vi diano delle banconote false);
  • Bonifico Bancario (anche qui ricordate di non spedire il materiale fino a quando non avete la conferma effettiva del denaro sul vostro conto bancario associato o sulla vostra carta associata);

Occhio a fare sempre molta attenzione al vostro interlocutore. Il web è pieno di inutili parassiti e i privati venditori di strumenti musicali, sono tra quelli maggiormente presi di mira da questi abomini della natura. Valutate sempre con molta attenzione qualsiasi proposta\accordo di consegna\pagamento\comunicazione di dati personali\ecc… che questi dovessero farvi e che dovessero risultarvi strani. Se avvertite la puzza probabilmente vogliono fregarvi.
Ad ogni modo principali siti di scambio\vendita strumenti musicali che mi sento di segnalarvi sono:

Come sempre spero di avervi dato qualche utile spunto di riflessione.
Al prossimo articolo!

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