Techno Electro Producer                     
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Pochi, buoni e conoscerli a fondo per esprimersi al meglio

Un giorno qualsiasi in una saletta prove qualsiasi di un luogo qualsiasi in un tempo qualsiasi…


Musicista1 – (entrando in saletta come se avesse la notizia più pazzesca del mondo): 
“Oh raga guardate qui! Ho comprato un nuovo Splash! Raga questo spacca, sentirete che roba! Tutta un’altra storia!” (Nota per i non batteristi, ma sopratutto per gli amici bassisti che non sanno cosa sia 😀 , si tratta di un piccolo piccolo piatto utilizzato di solito per creare piccole piccole atmosfere, colori e leggere sfumature nel groove di un batterista).

Musicista2 (di solito il chitarrista che è quello coi piedi per terra…si, ok, ma adesso non vi vantate troppo amici chitarrai, continuate a leggere che ne ho anche per voi più in là): 
“Scusa ma un altro splash? ne hai già cinque!! Cosa ci vuoi fare col sesto!?”

Musicista3 (di solito il pianista\tastierista): “Ah, un altro splash!?, Scusa ma non ne avevi già tre?, Io ne vedo tre… (niente ragazzi, i pianisti\tastieristi proprio non ce la possono fare a distinguere tra un rullante e un remote charleston😀 ) 

Dai raga, questa volta vi prendo di mira tutti, che nello scorso articolo l’ho fatto solo con i bassisti. Mi devo far perdonare altrimenti poi sembra che ce l’ho con loro e non è vero! 
Too much love for the bass player 😀

Ma torniamo al racconto…
Musicista1: “Ma che dici? Quelli sono i ride! C’è quello con la campana pesante, c’è il crash-ride (quello che uso sul brano “xyz”) e poi c’è il jazz-ride. Questo è uno splash! 

Musicista3: “aaahhh adesso ho capito! yeah!” (non credeteci raga, alla prossima scambierà timpano e gran cassa 😀)

Musicista2: “Quindi a cosa ti serve un sesto splash si può sapere?”

Musicista1: “Ma questo è il “Pinco Pallino Signature” mi serve sul brano “zxy” tra il secondo ritornello e il bridge per sottolineare quello sviso di chitarra che abbiamo provato la volta scorsa!

silenzio…

Musicista2: “O K…”

Vi ci ritrovate? Vi è mai capitato? Si, lo so che probabilmente qualcuno di voi starà pensando che questi sembrano i discorsi della band dell’oratorio (senza offesa per le band degli oratorii), ed è vero, ho calcato un po’ la mano. Ho esagerato. Volutamente. Ma l’ho fatto per sottolineare un concetto che secondo me è fondamentale e che dovrebbe essere scritto su ogni manuale di musica, su ogni catalogo di strumenti musicali e sui siti web che li vendono, addirittura sulle confezioni degli strumenti stessi e cioè:

non è lo strumento musicale a fare il bravo musicista ma puoi riconoscere un bravo musicista dallo strumento musicale che suona.

Che cosa intendo con questo? 
Una cosa che in passato mi capitava spesso era proprio quella di essere costantemente alla ricerca di un “pezzo” nuovo per la mia batteria. La mia stessa prima batteria era davvero “troppo”, se ci ripenso oggi, eppure ero sempre lì alla ricerca di qualcosa per ampliarla, ingrandirla, renderla migliore e più completa.
Era una bellissima batteria e di buona qualità e ci misi quasi 2 anni a comprarla mettendo da parte (all’epoca ero un adolescente) un poco alla volta il denaro necessario perché volevo proprio quella lì che avevo visto in un video su un vecchio VHS (e sì, esistevano ancora le videocassette VHS!) e che era la più bella e completa che in quel momento potessi desiderare e immaginare; in più, era talmente figa e completa e grossa ed esagerata che mi avrebbe reso sicuramente più simile al batterista che avevo visto in quel VHS, ossia: FORTE
Come no…
Se ci ripenso oggi mi rendo conto che avrei avuto almeno altre due strade percorribili (e migliori) all’epoca (ma io ovviamente le ignorai entrambe):

La prima:

  • acquistare la stessa batteria ma nella versione base, essenziale: rullante, cassa, tom e timpano + charleston e piatto, anziché la versione superpiù(cosa che feci): cassa, rullante, tom piccolo, tom medio, tom grande, timpano, charleston, crash e ride, risparmiando notevolmente e potendomi permettere di acquistarla anche con svariati mesi d’anticipo;

La seconda:

  • Mettere da parte gli stessi soldi ma acquistare una batteria sì in versione base (ossia nient’altro che quella adeguata alle mie esigenze dell’epoca) ma di un legno migliore e di qualità superiore; 

Se mi ritrovassi a dover fare la medesima scelta di allora ma con l’esperienza maturata oggi, penso che probabilmente sceglierei la prima.
Il motivo è semplice e si chiama minimalismo
Ecco solo alcuni dei vantaggi che avrei avuto rispetto alla scelta che invece feci all’epoca:

  • la “logistica”. Se sei un batterista come me, allora saprai bene di cosa parlo. Per trasportare uno strumento così ingombrante (quando si va Live, per esempio) ci vuole un’auto capiente o più capiente nel caso si viaggi con altri musicisti o un furgone più grosso, insomma ci siamo capiti; Borse più grandi e in maggior numero; maggior tempo per caricare\scaricare\montare\smontare sul palco. Tutte cose che si traducono in maggiori costi\investimento iniziale, maggiore dispendio di energie e nei casi peggiori maggiore stress. Perché dunque complicarsi la vita con le proprie stesse mani? Al contrario una scelta più minimalista avrebbe i suoi immediati vantaggi: trasporto più leggero e agevole, carico, scarico più veloce e meno faticoso, montaggio e smontaggio più facile e veloce. Tutto tempo ed energie risparmiate da poter impiegare altrove. Tempo per concentrarsi prima del concerto ad esempio o da passare coi propri compagni\colleghi o coi fan prima e dopo il concerto per dirne un’altra…
  • Domandati se ne hai davvero bisogno. A meno che voi non facciate un genere musicale che davvero vi obbliga, quasi vi impone un ventaglio di suoni simili, anche se di poco differenti, molto molto ampio, allora probabilmente vi basterà uno strumento musicale semplice (una batteria con pochi elementi, una sola chitarra\basso anziché 3, 4 o 5, una sola tastiera\synth anziché 5 o 6 o più, una pedaliera con solo 3 effetti anziché 12, e così via) perché quasi sicuramente i 3\4 di ciò che avete a disposizione, non lo utilizzerete, e servirà probabilmente solo a distrarvi dall’essenza reale di ciò che starete andando a suonare o a comporre (a tal proposito vi consiglio di leggere questo articolo). Ovvio che questo non vale per voi se, al contrario, siete perfettamente coscienti di ciò che state facendo ed ogni suono e strumento (che nel caso dei batteristi equivale ad un singolo tamburo, percussione o piatto ad esempio) è perfettamente studiato e pensato per il vostro scopo;
  • reinvestire i soldi risparmiati.Se all’epoca dell’acquisto del mio primo strumento musicale avessi optato per la seconda opzione, avrei risparmiato dei soldi, al netto della qualità e dell’utilità di ciò che stavo acquistando. Denaro che avrei potuto subito reinvestire per qualcosa che mi avrebbe ulteriormente fatto crescere come artista, come musicista e in quota parte anche come persona. Un manuale tecnico per esempio, un video didattico o addirittura una masterclass! 

Gli esempi che ho fatto finora si rifanno alla batteria ed ai batteristi, ma chiaramente sono applicabili a tutti gli strumenti e le categorie di musicisti. Chitarristi, bassisti, pianisti\tastieristi, cantanti, ecc…

Anni fa, ad esempio, mi capitò di suonare con un chitarrista (anche molto bravo tecnicamente devo dire) con un ego smisurato che si traduceva in acquisto e accumulo di chitarre (tutte molto costose fra l’altro), amplificatori ed effetti di ogni tipo. La prima volta che mi trovai a dover fare un concerto Live con lui, lo vidi arrivare con una testata\cassa Marshallche pesava come una persona adulta e che richiedeva da sola un’intera auto per il trasporto, oltre a svariate chitarre (non ricordo bene quante) ed una gigantesca pedaliera. Insomma ecco, un set tutt’altro che discreto, per così dire…

Ecco, quello che io ho iniziato a fare parecchi anni fa è stato domandarmi:  “Posso ottenere lo stesso risultato, la stessa sfumatura sonora o trasmettere la stessa emozione utilizzando solo questa componente del mio strumento anziché dover ricorrere ad un’altra simile?” Nel mio caso un tamburo, una percussione o un piatto; per un chitarrista o bassista la medesima chitarra o basso o la stessa catena di effetti; per un tastierista\pianista il medesimo synth o lo stesso banco suoni; per un cantante la stessa quantità di reverbero e Delay, ecc…

Inoltre ho iniziato a domandarmi sempre più spesso: “Conosco davvero a fondo il mio strumento musicale? Conosco davvero tutte le centinaia, se non addirittura migliaia di sfumature che esso mi permette di ottenere attraverso tutti i suoi settaggi ed usi? E inoltre: so come applicarlo ad ogni situazione musicale nella quale dovessi imbattermi?”

Quasi sempre in passato la risposta è stata no. Nei migliori dei casi è stata “forse ma non ne sono sicuro”
Questo è dunque il motivo per cui ad un certo punto ho deciso di abbracciare e di applicare il minimalismo alla gestione dei miei strumenti musicali e del mio equipaggiamento (che negli anni è anche mutato passando dall’essere composto prettamente da tamburi, percussioni e piatti, a synth, controller midi, centraline elettroniche, superfici di controllo, e Plug-in di ogni tipo).
I plug-in ragazzi sono IL MALE
Prendiamoli ad esempio: ne scarichi…ehm, volevo dire, ne acquisti uno e nel mentre pensi : “Aaahhh finalmente posso avere tutti quei suoni fighissimi che ho sentito nel disco di xxx! non vedo l’ora di provarli tutti!” ma nel frattempo sei già proiettato a procurarti il plug-in usati nel disco di yyy! 
Non se ne esce. Ditemi se non ho ragione! Sinceramente…

Consiglio: limitate i vostri plug-in, che siano essi virtual Instruments, effetti o mianonnaincariolachesuonadasola, provateli, studiateli, approfonditeli e poi tenete soloquelli che davvero vi danno un aiuto reale e costante nel vostro workflow produttivo e fate la stessa cosa con i vostri strumenti musicali fisici of course!
Sono sicuro che tale pratica vi aiuterà a focalizzarvi in maniera migliore sull’aspetto artistico e vi permetterà inoltre di esprimervi al meglio con ciò che avete. Less is more!

Grazie se sei arrivato a leggere fino a qui e al prossimo articolo! 


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