Techno Electro Producer                     
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Quante volte vi è capitato di sedervi dietro al vostro pianoforte o synth (o pila di synth 🙂 ) o di imbracciare la vostra chitarra, di sedervi dietro la vostra batteria o sulla sedia del vostro studio di registrazione con il vostro software di editing lì, bello pronto a soddisfare ogni vostro desiderio musicale, o con il vostro basso elettrico…per iniziare a comporre qualcosa?…no aspetta!…Davvero pensate che si possa comporre con un basso elettrico??! 🙂 ehehe, no, a parte gli scherzi: davvero non aspettatevi di riuscire a comporre qualcosa di decente con un basso elettrico! 
Ovviamente scherzo amici delle quattro, cinque e sei corde…e perché no, anche quelli delle 12 basso-corde –ma siete seri!?– :D…(qui sono io nel mio studio che compongo con il mio basso elettrico) 😉

Ad ogni modo, voi siete li, aprite il vostro software di editing e iniziate a buttare giù quella melodia che da giorni o solo da pochi secondi vi gironzola nella testa, o con la quale vi siete svegliati stamattina e che non riuscite proprio a togliervi dalla mente, oppure prendete un foglio pentagrammato bianco e la vostra bella matitina e iniziate a mettere giù accordi, scale, melodie, una dopo l’altra. 

Bene, nulla di strano fin qui, se non fosse che passano i minuti e poi le ore…poi passano i giorni e le settimane e quel foglio pentagrammato nel frattempo è diventato un tomo che neppure J.R.R. Tolkien quando scriveva “La compagnia dell’anello” che al confronto sembra un tema di quinta elementare…ovviamente se siete dei bassisti non preoccupatevi, tutto questo non potrà mai accadere a voi. Non capite di cosa io stia parlando e vi sembra tutto assurdo quello che sto dicendo? Keep Calm! Avete tutta la nostra comprensione…di noi musicisti veri intendo
*Nota a piè pagina per tutti i bassisti

Ad ogni modo, un bel giorno pensate :”Ca**volo a sto giro svolto! Questo pezzo spacca! Sta volta faccio i soldi veri raga, i BIG MONEY! Questa diventa la Hit dell’estate 2020!…Come? siamo nel 2019? Meglio! vuol dire che è talmente forte che starà in classifica per due estati di fila!” quindi super-eccitati chiudete tutto convinti di aver finito. Magari fate passare una notte (perché le orecchie si devono riposare, ndr). 
Il mattino seguente come previsto vi mettete belli comodi, una tazza di ottimo tè verde caldo nella mano sinistra, e la mente perfettamente lucida e riposata. Riascoltate tutto e…voilà, ciò che avete faticosamente (e lungamente) composto davvero non vi convince, ma proprio per davvero…talmente poco vi convince che quasi vi fa schifo!

Allora lo riascoltate…ad un volume più alto perché: “ci vuole volume per godere bene la musica! Il basso e la cassa devono spingere! la chitarra distorta si deve sentire bene!, quel synth fighissimo si deve sentire più presente e tutto allora sarà meraviglioso!”…niente…solo frustrazione. Allora mettete su le cuffie (quelle fighissime che per comprarle avete dovuto donare un padiglione auricolare tipo van Gogh, ma tanto ne avete ancora un altro, giusto?) perché dai: “in cuffia si sente meglio, non si è distratti da nulla” …niente fa ancora schifo!!! Pooorc…! Cosa diavolo è successo durante la notte vi starete domandando!? e adesso? ? ? 

Vi è mai successo?
A me sì. Tante tante volte. 

Quindi? Cosa fare?
Vi dico cosa facevo io all’inizio (che probabilmente è ciò che fate o che avete fatto fino ad oggi anche voi) e poi vi dico cosa ho imparato a fare col tempo (e faccio tutt’ora). 

Di solito la mia reazione si esternava in due fasi. 
La prima: 

  • iniziavo un disperato (e dire inutile sarebbe fargli un grosso complimento) lavoro di “alza\abbassa” di volumi\equalizzazioni\compressioni\distorsioni\effetti\automazioni\mianonnaincariola\ ed ogni qual cosa possedesse un fader o un potenziometro fisico o digitale alla ricerca della soluzione;

Seguita a ruota dalla seconda: 

  • prendevo il progetto\spartito\registrazione e chiudevo tutto nel cosiddetto “angolo della vergogna” il più delle volte un hard-disk con sopra l’etichetta “varie” che indicava proprio la volontà di dimenticarne al più presto il contenuto e che conteneva appunto tutto ciò di cui mi vergognavo e che tenevo il più lontano possibile da occhi indiscreti affinché nessuno rischiasse di leggere o ascoltare tale scempio musicale: il tutto condito, affogato e ben mescolato ad una bella (e per nulla sana) dose di frustrazione e di senso di fallimento.

A quanti di voi è capitato\capita tutt’ora qualcosa del genere? Io spero di non essere l’unico perché altrimenti inizierei seriamente a preoccuparmi della mia salute mentale. Certo le sfumature probabilmente saranno diverse per voi altri ma il concetto di fondo rimane.

Ok ma come facciamo quindi a liberarci da questo mindset negativo? Come facciamo a liberarci dei vari “angoli della vergogna”, dei vari “alza\abbassa” demento-compulsivi ed a ritrovare il bandolo della matassa per chiudere la composizione\registrazione potendo affermare: “sono davvero soddisfatto del risultato e posso dire di aver fatto un ottimo lavoro”?

Adesso vi dico cosa ho imparato a fare io in una sola parola: Decluttering. 
Prima una breve nota su cosa è il decluttering. Letteralmente significa “fare spazio” ma più in generale s’intende la pratica di liberarsi di tutto ciò che è superfluo\degli oggetti vecchi e inutili. Di solito è una pratica che viene applicata e che va molto “di moda” nella sua declinazione legata al disfarsi degli oggetti della casa o dei vestiti vecchi e superflui che teniamo nell’armadio al fine di (man)tenere solo quello che davvero ci fa sentire felici quando lo guardiamo appeso ad una parete, sopra un comodino o lo indossiamo. In generale è una pratica spesso (se non sempre) associata ad un mindset minimalista e scevro da ogni surplus sia fisico che mentale. 

Ecco allora cosa fare: riprendete l’hard-disk “varie” e ricollegatelo al vostro software di editing, riaprite il cassetto o la scatola dove tenete gli spartiti o i vostri appunti e tirate fuori quel brano che avete accantonato poi rimettetelo sul vostro impianto o nelle vostre cuffie e fermatevi ad ascoltare.Provate a NON giudicare ciò che state ascoltando o eseguendo con il vostro pianoforte o la vostra chitarra, provate solo a sentirlo. A questo punto fermatevi e riflettete: cosa vi ha davvero trasmesso? Dove (in quale punto della composizione intendo) vi sentivate davvero coinvolti e perché? Quello che vi trasmetteva era allegria? Gioia? Tristezza? Malinconia? poi fissatelo. 

Ora tornate indietro ed eliminate tutto quello che vi sembra superfluo e che non vi ha trasmesso alcuna sensazione o che semplicemente vi ha trasmesso sensazioni lontane da quelle che dovrebbero essere il mood del brano; poi ricominciate fino a quando tutto non vi sembra più coerente, armonioso e rispecchia ciò che sentivate di voler trasmettere con quell’opera! 
That’s it!

Io ho imparato con gli anni ad applicare questa tecnica, che normalmente utilizzo nella vita di tutti i giorni, con le cose di tutti i giorni: vestiti, oggetti, cibo, ecc…anche con la composizione e l’arrangiamento dei miei brani e nel mio caso funziona; ormai la applico da anni e la affino ogni volta un po’ di più; mi aiuta ad “asciugare” il brano e ad essere maggiormente incisivo nel messaggio musicale che intendo trasmettere. 
Provateci anche voi e fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti se vi va. 

Good vibes a tutti!

Per gli amici bassisti

Amici bassisti non ve la prendete, chi scrive è un batterista e come tale è ben cosciente del fatto che senza di voi sarebbe solo un “colpitore di tamburi”, un “circense roteatore di bacchette” ed il più delle volte un “emettitore di rumori fastidiosi e senza senso” e per questo si prende la libertà di scherzare con voi :D. La verità e che vi voglio bene e insieme facciamo il culo a everyone! (musicalmente parlando s’intende) :D.

 


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